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Hasta la última piedra Fino all'ultima pietra Regia: Juan José Lozano Documentario, DVD, 58 minuti da 16 anni |
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Il film illustra la semplicità della vita quotidiana e comunitaria in un villaggio di pace nella regione di Uraba (Colombia). Dopo che gli agenti istituiscono un posto di polizia in mezzo al vecchio paese di San José, gli abitanti se ne vanno e iniziano a costruire un nuovo villaggio. Visitando la località disabitata, balza agli occhi la presenza di esercito e polizia, mentre nella comunità uomini e donne raccontano il loro destino. Ma non solo: parlano anche il sacerdote gesuita Javier Giraldo, che ha aiutato a costruire il villaggio di pace, e un avvocato che rappresenta la comunità. Entrambi descrivono il lavoro impressionante degli abitanti. Brevi sequenze mostrano la guerra, gli abusi e le uccisioni (nel film si accenna a 165, ma nel frattempo sono aumentate nettamente e nulla lascia presagire la fine delle violenze). Le immagini fugaci diventano onnipresenti attraverso diverse testimonianze e si soffermano su un posto romantico e idilliaco ai bordi di un ruscello. È qui che il 21 febbraio 2005 il capo della comunità Luis Eduardo Guerra, sua moglie e suo figlio furono uccisi brutalmente dall’esercito. Nel film la guerra è presente soprattutto nelle scene in cui vengono raccolte, dipinte e ricoperte di nomi le pietre una per ogni vittima che insieme formano un «monumento», simbolo di un fardello e nel contempo un grido indistruttibile di protesta contro i combattimenti. Benché vengano raccontati il conflitto civile e il tentativo della comunità di restarne fuori, la pellicola è tutt’altro che un film di guerra, bensì testimonia la volontà di vivere e sopravvivere di una semplice comunità di villaggio. A prima vista il film sembra privo di trama. Si susseguono scene quotidiane che non danno vita ad una storia, ma fanno vedere il duro lavoro, la vita di comunità, il mangiare, la costruzione del nuovo villaggio, i giochi dei bambini e la convivenza con gli animali domestici: cani, pappagalli e piccole scimmie. Tale quotidianità in apparenza pacifica viene interrotta bruscamente solo per un attimo da una scena di guerra, con i guerriglieri che durante una notte attaccano il posto di polizia. Ma non è così che la presenza della guerra raggiunge il suo apice, bensì attraverso le testimonianze delle donne e degli uomini del villaggio e dei sostenitori «esterni», quasi sempre accompagnati dal romanticismo spensierato della musica in sottofondo. Il contrasto tra la visione romantica della foresta vergine da un lato e il contenuto delle testimonianze di guerra dall’altro crea una tensione opprimente. I morti non si vedono, ma assumono un peso che lascia il segno grazie alla costruzione del monumento di pietre recanti i loro nomi. Il terreno sui cui vivono i contadini di San José è povero, la loro vita è dura anche senza la guerra. Eppure il film trasmette un’immagine di fiducia e gioia di vivere. Non tanto perché viene mostrata la Commissione dei diritti umani dell’ONU a Ginevra, che nel marzo del 2005 si è occupata del «caso» della comunità di pace, dando la parola anche a uno dei suoi membri, senza però porre termine agli attacchi. La fiducia e la gioia di vivere emanano piuttosto dalle «banali» scene di vita quotidiana. Il coraggio della comunità, che non si arrende al destino di guerra ma che vuole vivere in pace resistendo ai potenti della Colombia, testimonia la forza della nonviolenza e dà vita a un autentico film di pace. Il regista Juan José Lozano nasce in Colombia nel 1971. Dopo gli studi alla Universidad Nacional de Colombia (cinematografia e documentari televisivi) e un seminario di sceneggiatura (in Bolivia), inizia la sua carriera come produttore di film documentari. Diversi incarichi affidatigli dalla televisione colombiana gli permettono di girare per il suo paese e di conoscerne la varietà. Nel 1998 si trasferisce a Ginevra. Da allora, per lavoro, fa la spola dalla Svizzera alla Colombia. Filmografia: 1995 Communautés artisanales de Colombie (documentario) / 1996 Simon et le papillon (fiction) / Un coin pour rêver / 1997 L'album de l'absence / 1998 Mythes et légendes en Colombie / 2001 Colombie; le bal de la vie et de la mort / 2003 Un train qui arrive est aussi un train qui part / 2004 Le chant du chicuaco / 2005 Horo, main dans la main / 2006 Hasta la última piedra (tutti documentari) Da oltre quarant’anni la Colombia è attanagliata e lacerata dalla guerra civile. Le contrapposizioni sul sistema sociale emerse durante la Guerra Fredda, negli anni Ottanta sfociarono nella guerra del narcotraffico. Il numero delle «parti in conflitto» guerriglia, esercito, paramilitari aumentò, offuscando gli interessi in gioco di pari passo con l’intromissione crescente degli USA, in «guerra contro il terrorismo». Ciononostante la Colombia non è una dittatura militare. Da venticinque anni non mancano gli sforzi per raggiungere un accordo di pace, sostenuti talvolta dall’estero e anche dalla Svizzera. Finora non hanno avuto esito positivo, anche se la popolazione ne ha abbastanza della guerra. Ciò si manifesta nei «villaggi di pace», un tentativo di fermare la spirale bellicosa «dal basso». La Colombia ha aderito alle sette convenzioni centrali sui diritti umani dell’ONU dotate di un sistema di controllo, tra cui nel 1988 alla Convenzione contro la tortura. Il paese nel 2005 ha anche ratificato il protocollo aggiuntivo della Convenzione sui diritti del fanciullo concernente l’implicazione di bambini nei conflitti armati. Alla fine del 2007 la Colombia non aveva però ancora ratificato la Convenzione per la protezione di tutte le persone contro le sparizioni forzate, una convenzione approvata dall’Assemblea generale dell’ONU nel dicembre 2006. Nel 1997 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha istituito un ufficio in Colombia, il cui mandato viene rinnovato regolarmente (uffici del genere esistono soltanto in una dozzina di paesi). Tra il 1996 e il 2007 non meno di undici relatori speciali sui diritti umani hanno visitato la Colombia e pubblicato rapporti sul suo conto. Tale breve panoramica da un lato mostra la disponibilità del paese a farsi valutare in materia di diritti umani, dall’altro evidenzia però soprattutto che sussiste un problema persistente e grave, il quale rende necessario un impegno intenso da parte degli organi dell’ONU responsabili per i diritti umani. Le «Peace Brigades International» sono attive in Colombia sia per promuovere la pace, sia per far applicare e rispettare i diritti umani. Dal 1981 l’organizzazione non governativa (ONG), che ha una sezione anche in Svizzera, si impegna per la difesa dei diritti umani e per la promozione della risoluzione nonviolenta dei conflitti. Gruppi di volontari accompagnano persone minacciate, organizzazioni e comunità che si impegnano per i diritti umani, per la giustizia e la pace, ad esempio in Colombia la comunità di pace San José. Peace Brigades International (PBI) Dal 1981 la PBI è la principale organizzazione che si occupa di accompagnare la società civile difendendola senza armi e di monitorare le regioni in conflitto. I gruppi internazionali di volontari accompagnano persone minacciate, organizzazioni e comunità che si impegnano per i diritti umani, la giustizia e la pace. La presenza internazionale apre la strada a soluzioni nonviolente. PBI diventa attiva su richiesta delle persone colpite e si orienta ai principi di nonviolenza, indipendenza e imparzialità. Per garantire l’incolumità delle persone accompagnate e dei volontari, PBI è in contatto con governi, forze di sicurezza, ambasciate e istituzioni internazionali. PBI non interviene direttamente nell’evoluzione dei conflitti, ma crea e difende gli spazi nei quali può svolgersi un lavoro a favore della pace e dei diritti umani. L’attività di formazione assume un’importanza crescente: le persone accompagnate e le ONG locali vengono informate in materia di sicurezza, analisi politiche e transizione pacifica.
Suggerimento 1: Ricerca su internet, giornali e/o in biblioteca In un primo tempo, i giovani cercano informazioni da soli o in coppia sugli «attori interni» in Colombia, ad esempio:
I risultati vengono presentati in classe e discussi. In un secondo tempo, i giovani cercano informazioni da soli o a coppie sugli «attori internazionali» in Colombia, ad esempio
I risultati vengono nuovamente presentati in classe e discussi. A partire dalle informazioni raccolte, in gruppo gli studenti cercano di farsi un’idea differenziata della Colombia e di preparare alcune domande necessarie al fine di completare l’immagine del paese. In una terza fase di ricerca, le risposte vengono eleborate in piccoli gruppi. In una fase finale i risultati vengono discussi in classe. L’ideale sarebbe invitare una persona che conosce bene la Colombia. È pure un vantaggio se in classe vi sono allievi con buone conoscenze linguistiche (spagnolo, inglese, francese): ciò consente infatti l’accesso a più informazioni sulla Colombia. Eventualmente si può cooperare con docenti di lingue straniere, in particolare nel quadro di attività puntuali o progetti tematici. Suggerimento 2: Peace Brigades International (PBI) Nel film compaiono alcuni volontari di PBI, il cui compito e ruolo non risulta però chiaro. Ecco compiti alcune attività che i giovani possono fare da soli o in gruppo:
I risultati vengono presentati in classe e discussi. Il lavoro diventa particolarmente interessante se funge da preparazione in vista di un incontro con un/a rappresentante di PBI (PBI Svizzera: www.peacebrigades.ch, PBI Italia: www.pbi-italy.org. Suggerimento 3: Diritto internazionale umanitario, diritti umani, sicurezza umana Parte A: Diritto internazionale umanitario A dipendenza del tempo a disposizione, i giovani possono andare alla scoperta dei principi del diritto internazionale umanitario da soli, o si può fare una presentazione in classe. Su questa base gli studenti approfondiscono il ruolo del diritto internazionale umanitario nei conflitti interni, rispondendo in particolare alle seguenti domande:
Domande specifiche sul film:
Parte B: I diritti umani e la loro difesa Nel film viene mostrato l’intervento di un rappresentante della comunità di pace San José davanti alla Commissione per i diritti umani dell’ONU. Come mai i rappresentanti della società civile possono esprimere ufficialmente le loro richieste in un tale consesso? Anche la Corte interamericana dei diritti umani si è già occupata della situazione della comunità di pace. Chi vi può inoltrare una denuncia? Non solo i diritti umani hanno una base legale in una serie di convenzioni, ma sussistono anche diversi meccanismi per tutelarli. Come funziona la difesa internazionale dei diritti umani? A dipendenza del tempo a disposizione, gli studenti possono immergersi da soli nel sistema internazionale dei diritti umani e nei meccanismi di difesa (ad esempio col portale formativo dell’UNESCO sulla formazione politica, democratica e di pace «dadalos» (E, D), e per esempi concreti col «repères» (F), cfr. «indirizzi internet». In alternativa si può presentare la tematica in classe. Sulla base di questo lavoro i giovani affrontano i meccanismi «universali» e «regionali» per la salvaguardia dei diritti umani:
Approfondimento della tematica Col necessario tempo a disposizione l’argomento può essere approfondito nel quadro di una settimana progetto o durante un intero semestre. Dopo un’introduzione ai singoli temi, possono essere identificati i punti in comune, i legami, le differenze e i conflitti, in particolare dal punto di vista dei conflitti «interni» e delle guerre civili.
Ruedi Tobler Sulla Colombia
Sui diritti umani e sul diritto internazionale umanitario:
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